Archivio mensile:maggio 2016

La mia piccola fotografa

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Ora, senza stare troppo a menarsela, ci sarebbe questa mostra sul corso di fotografia organizzata dallo splendido gruppo di fotografi di Kontrolab  (Roberta Basile, in particolare) che Sofia e Alberta, la sua amica del cuore,  hanno seguito lo scorso anno. Il 9 giugno, i nostri amici sono tutti invitati. Tipo io e mia figlia Sofia ci saremo, e Sofia si sentirà – credo-  molto fiera.

La verità è che quando arriva questo periodo mi sento come una bambina in un negozio di caramelle, vorrei che Sofia potesse fare tutte le esperienze che le sono precluse durante i mesi scolastici, che coltivasse nuovi interessi più in linea con i linguaggi e le passioni di questo tempo. La verità è che considero ancora la scuola una istituzione mediocre, che penalizza la creatività dei bambini e che ancora penso che i bambini, come già accadeva a me, sviluppino competenze infinitamente più resistenti nella loro formazione in estate, al di fuori dalla dinamica dei doveri.

E questo è un dramma perché non ho le possibilità economiche e di tempo per agevolarla come vorrei. E’ un problema anche perché pretendo che mia figlia, in quella stessa scuola che continuo più o meno silenziosamente a contestare,  sia migliore dei suoi compagni di scuola che hanno più sicurezze sul futuro di Sofia.

Ecco l’ho detto.

Ora mi sento pronta per i colloqui con le insegnanti.

Another Brick in the Wallera

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Di comunioni e di liberazioni

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Che poi tutto è stato fin troppo semplice, talmente semplice che ho paura che un giorno, quando sarà grande, mia figlia me lo rinfaccerà: una cosa tipo non mi hai fatto vestire da sposa di Gesù a 9 anni. La verità è che me ne sono lavata le mani come Ponzio Pilato, era una cosa affidata a mia figlia e suo padre, una loro decisione, a me entrare in chiesa mi mette a disagio. E non sono portata per le cerimonie, ma questo è un dato ancestrale e atavico, visto che anche mio padre, quando ero piccola, in questo periodo ci ficcava prima in macchina e poi in barca, a Scario, alla faccia delle comunioni o dei matrimoni.  Però tutto è andato liscio e, devo essere sincera, sto osservando tutto con molta serenità. Insomma non sono sarcastica per nulla. Mia figlia l’accompagno dalle amiche, osservo le mamme, le ascolto e evito di commentare. Certo mi stupisce che ancora si organizzino festoni stile basso impero, credevo che queste cose si fossero esaurite con la generazione precedente, ma passo e anzi, ieri, ho provato anche un filo di nostalgia per quel mondo che per qualcuno resta immutabile nei suoi codici e tradizioni. Però alla fine che sia un pranzo a casa o l’affitto di un locale, non cambia molto. Almeno per me. O poi ci sono quelli che si sentono migliori perché loro hanno i figli alternativi, e quelli sono i peggio. Tipo che organizzano le feste di non comunione e ho detto tutto.  Come un film di Virzì, o come avrebbe detto Pannella, alla fine siete le gambe dello stesso corpo, un corpo vecchio.

Saluti. Amen.

Piccole donne

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Bambine adultizzate, mi pare che sia stata la Zanardo a usare questo aggettivo, perdonerete l’inciso, davvero orrido. Detto questo la campagna contro la povera Fortuna si arricchisce quotidianamente di oscene interpretazioni iconografiche della foto mostrata dalla famiglia.

Mi ricordo che quando ero piccola si vendevano, nei luoghi di villeggiatura, degli orrendi zoccoletti con i tacchi per bambine. Le bambine volevano quegli zoccoletti per sentirsi delle donnine in miniatura, allo stesso modo le bambine portano il pezzo di sopra del costume per imitare le proprie madri. Ritornando agli zoccoletti ovviamente a me fu impedito di averli. Anzi, per quanto mi riguarda ogni volta che provavo a immaginarmi femmina qualcuno mi diceva, ma come ti combini? Laura, non lo vedi che sei tale e quale a tuo padre?Vi era in tutto questo un certo qual perbenismo di mia madre, ma anche una mancata proiezione che mi è costata qualcosa nella fase dell’adolescenza, se non ricordo male. Qualcosa che comunque non mi ha ancora portato sul lettino di un analista, e già mi pare che mi sia andata bene.

Diciamo che ci sono cose che ti segnano, che ti autorizzano a pensar male dei tuoi genitori,  finchè non lo diventi tu stessa, immagino. Che madre sono io? Ricordo che quando mia figlia era piccola ero capace di farmi venire anche una crisi isterica quando la mia migliore amica comprava a Sofia qualcosa che consideravo volgare. Fermo restando che ho sempre vestito mia figlia come una reduce di Woodstock e che per il resto ci ha pensato il quartiere, oggi mia figlia è, nel modo di conciarsi, per metà hippy e per l’altra metà chiattilla, come molte sue coetanee di Chiaia. Decido poco o nulla, ormai, se non cacciare il portafogli o meno e impedire che il concetto di griffe attraversi i nostri modestissimi risparmi.

Ieri mentre prendevamo un gelato da Bilancione Sofia ha fissato una bambina con i buchi alle orecchie, si è girata e mi ha detto, mamma hai visto che cafona? Mi è venuta voglia di tirarle un pacchero, lo stesso che avrei voluto tirare a Augias o alle femministe borghesi di cui ho letto lunghissimi post in questi giorni.

A mia figlia ho risposto raccontandogli degli zoccoletti, spiegandogli che spesso è solo una questione di gusto, che dovremmo cercare di guardare le persone per come si comportano, per quello che hanno da dirci di loro, per il modo in cui possiamo reciprocamente ampliare la nostra visione del mondo. Le ho anche detto comunque di stare tranquilla, che tanto zoccoletti o buchi se ne parla dopo i diciotto anni.