Il mare non bagna Roma

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Più passa il tempo, più questo blog mi sembra ridicolo.

Napoli è davvero troppo piccola per raccontarsi senza contraccolpi. Un tempo scrivevo di quelle stronzate. Ma mi scivolavano addosso. Ecco cosa aveva Roma di speciale: l’avermi reso invisibile. Un giorno poi magari mi mancherà. Napoli alla fine ti stringe in una morsa. Ti sembra di conoscere tutti, e peggio ancora, ti sembra di essere riconosciuta da tutti. Anche se non è così. A volte per convincermi che sia un abbaglio mi metto a guardare la gente nei posti affollati, mi dico vedi quante persone ignori, di quante non sai nulla? E poi qui accade poca roba. Troppo poco per non averne contezza. Come una sfida.  A Roma manco ci provavo: mi sembrava di essere esclusa da tutto quello che succedeva, la capitale era dispersiva anche quando abitavo nel suo buco del culo di Trastevere.  Qui il contrario: a volte ho come una strana sensazione di familiarità con tutti, burattini e burattinai, come se solo dopo tre anni sapessi già quali sono  i fili invisibili che muovono tutto, come aver la sensazione di poter essere dovunque accadono le cose nella città (in quale  posto, con chi  e a quale ora). Uno stordimento.  Era così anche prima che me ne andassi, ma la nostalgia fa uno strano effetto e quasi lo avevo dimenticato.

Respiro. Se non ci fosse il mare, mi conosco, sarebbe già claustrofobia.

Però questo non lo dico mai abbastanza. Se non ci fosse il mare. Il mare non bagna Roma.

Mare, dunque, ancora mare.

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