L’isola che ti isola (diario di fine vacanza)

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Che poi vorrei tanto incontrare quello giusto: sì,  hai presente il fidanzato, il compagno, l’amico, l’amante, il marito? Chiamalo come ti pare, ho smesso di stare a arrampicarmi sulle parole, comunque il tipo, diciamo il tipo giusto come la mia isola, quello cioè che poi è quello che non smette mai di soprenderti, di farti sentire bella, di lasciare che tu scopra nuovi passaggi, nuovi spazi, espressioni, varchi, sorrisi, emozioni, nuovi modi per stare insieme. Niente, manco per il cazzo, tanto per restare volgarmente in tema. L’isola è la sola cosa su cui posso contare se ho bisogno di stare bene, di staccare. L’isola che mette anche in discussione nel mio bisogno di viaggiare. Ma dove vai? Ma non lo vedi da sola che non basta un mese? Che pochi chilometri calpestabili e ancora non mi conosci? Non ti accorgi di quante esperienze riesci a fare restando ferma qui, al limite circumnavigandomi?

Insomma l’isola è quello che vorrei quando parlo d’amore. Secondo me lei l’ha capito. Per questo puntualmente ogni anno ne fa fuori uno di maschio, la mia stronza di isola.

Ciao Procida. alla prossima. Ci somigliamo molto, non cambiamo mai e mai nulla cambia attorno a noi.

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