Archivio mensile:luglio 2018

Diario di Bordo (panta rei, riciclare stanca)

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meeeeNon so perché mi vogliate ancora bene ma l’algoritmo dice che è proprio così. Deve essere come la storia della gazzella, tipo più scappi più sei desiderata.

Ho pensato di farvi uno zibaldone delle mie giornate sull’isola, perché sarà pure che sul web tutto scorre più di quanto Democrito avesse mai pensato (tutto tranne quello che vorremmo cancellare dalla foto all’ultima svista sentimentale),  ma er blog resta sempre più immanente, più longevo dei social.

Eccovi tutto, dunque.

  • una cosa ci apparve subito chiara “senza libri e senza sogni non si può vivere nell’isola”.
  • a quasi quarantasette anni ho lo stesso rapporto con il mare che avevo da ragazza. La cosa non mi autorizza a pensare che sia giovane ma immortale forse sì
  • scrive Coleridge che il demone è dietro di noi quando la strada è buia e solitaria. Beh, sarò pure una vecchia marinaia ma sola non sono. Ho una figlia che sboccia e bisboccia e amici veri, di quelli che contano
  • un uomo in una ciurma di donne è sempre un prigioniero politico
  • qualcuno mi ha detto “per pensare di vivere nell’isola devi essere scoppiata. Qui si trasferiscono solo i falliti”. A dire il vero per me l’isola è come un lago, un concetto di calma e imperturbabilità. Non sogno di scappare dal mondo ma di essere abbastanza in pace con me stessa per accoglierlo
  • è vero che ognuno di noi cerca una scusa per restare mediocre. Ma solo pochi di noi ci riescono benissimo
  • per quanto piccola sia l’isola c’è sempre qualcosa da scoprire. Possiamo mai dire noi di conoscere l’isola? Figuriamoci la città. Anima, ci sono ancora tanti mondi da scoprire per noi antropologi della vita
  • un marinaio mi ha detto che la storia del mio primo bacio somiglia a un film di Vanzina. Nei prossimi giorni mi occuperò di inventarne una variante più Virzì per entrare in armonia con l’isola
  • ieri la figliuzza si è barricata nella sua cabina chiudendo la porta a chiave. Ha detto per me conta solo la notte e tu non mi fai uscire. La notte, dodici anni. Ma vai a spalare la merda. I figli so’ rotture e cazz, eggià
  • Più sport che vita. Mi sorge un dubbio: ma non si stava meglio quando si trombava

Sì, lo so. Faccio delle foto bucchinarissime per attrarre i lettori. E’ il minimo sindacale. La guera è guera, dicevano una volta.