Archivio mensile:novembre 2018

Note a margine su Raffaele La Capria: suoni e parole

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46153735_258839184779428_432205711502475264_nLa vita è ciò che accade mentre ci occupiamo di altro

 

Se dovessi paragonare Raffaele La Capria a una musica non avrei dubbi: lo scrittore napoletano che più ho amato nella mia vita di lettrice è il Roberto Murolo della cultura letteraria napoletana. Come Murolo accusato di essere elitario, nel suo modo raffinato e sottile, lirico e stringato, di raccontare la nostra vita, la nostra cultura e la natura introversa della esuberante vitalità della nostra città. Azzardo l’ossimoro, mi scuserete, perché in fondo, lo sappiamo tutti il Sud è terra di contrasti, profonda ombra di tenebra nell’abbagliante giornata di sole. La bella giornata, eccoci qui, quella dolce di Napoli però, non quella aspra, soffocante della Sicilia,  quella simile a quella di ieri, sospesa tra una primavera già consumata e un autunno che stenta a diventare credibile, quella bella giornata che qui a Napoli non conosce anni o stagioni, che ti ruba l’attenzione in ogni momento, e che sospende per sempre il senso del passato o di futuro. Nella bella giornata lacapriana ho incontrato questo anziano signore, nel palazzo in cui è stato ragazzo e in cui è ancora  ragazzo, al punto di intonare, davanti a tutti gli ospiti,  la sua dolce canzone, Palomma ‘e Notte.

La natura e la storia, a Donn’Anna, come d’incanto, nel tempo non finito dell’architettura del Palazzo,  sfumano in un indefinito istante, quel fottuto istante  che è l’unica forma in cui riusciamo a essere felici, a essere vivi.

La vita è ciò che accade mentre ci occupiamo di altro. Raffaele La Capria è il suono di Napoli, non di una sola Napoli, come ha raccontato bene Alessio Forgione, nel suo romanzo Napoli mon amour, proprio ispirato da La Capria. Napoli è per tutti noi l’occasione mancata, la seduzione permanente di una bellezza raffinata e decadente. Napoli è la paralisi: feriti a morte.

 

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