Archivi categoria: City

Il culto dei morti (diario napoletano)

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-Al funerale di mio nonno erano otto

– Uanema, otto cavalli

– Sì otto, meglio otto che sei

-Bello, però ehe

-Sì, bell’assaje

 

Incredibile osservare come  il popolo napoletano conservi intatto il rispetto per le tradizioni della morte. Anche se la parte borghese della città ha eliminato questo folklore è impossibile non riconoscere a noi stessi che esiste una coerenza interna tra l’immaginario funebre della nostra storia (i teschi, le reliquie, il sangue) e questa sorta di spettacolo del macabro che sono questi cortei funebri in città.

Questa città non comune non è Italia, non è Europa Occidentale, questa città non comune è Sud del mondo.

 

Napul’è ovvero i parrucchieri di San Liborio (diario napoletano)

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– Ma quello si è arrevotato. Aveva sempre venduto la droga e bell e buono s’arape ‘nu parruchiere?

-Signurì, ma pur vui site e San Liborio, overo?

– Un po’ sì, ma davvero si ricorda di me?

-Eccerto, vui venivat semp’ addu’ Enzo, o parucchiere.

-Quello a via Pasquale Scura?

-Ehe

Discorsi sull’ R2, stamattina. E poi via a raccontarmi tutti i fatti di tutte le persone del palazzo e della via, via San Liborio . Io, ovviamente, non ricordavo nessuno, ma facevo segno di sì. Era come quando mi mettevo ad ascoltare quelle donne che parlavano da finestra a finestra, senza scomodare il telefono. Mi manca la Pignasecca. Porcamiseria

Warhol napoletano e foto di Marechiaro

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marechiaro

Sfido chiunque abbia visto una mostra di Andy Warhol, e in particolare questa mostra di cui avete tutti apprezzato l’affluenza turistica,  a non farsi accarezzare dall’ala della follia e della morbosità. In caso contrario è praticamente inutile che abbiate fatto la fila per vedere uno dei più merdosi allestimenti che questa città sia stata in grado di offrire all’artista americano. Comunque, non lo diciamo troppo, che altrimenti Bonito Oliva si offente. Invece, pensavo, che se c’è un fil rouge che lega Warhola a Napoli è esattamente questa sensuale e perversa estetica, questo senso dell’eccesso, questo gusto estremo per la riproducibilità e comunicabilità di un estremismo umano e urbanistico. Ladies and Gentlemen, il gusto trasgressivo del travestimento in tutte le sue fasi,  come la serie di disegni realizzati partendo dalle fotografie del censurato Wilhelm von Gloeden o le mitiche copertine del grafico geniale e parossistico (cazzi, lingue e banane dai Rolling Stones ai Velvet Underground) danno il sentore di ciò che più ci tocca ma di cui parlare non si può.

Amo questo Warhol. Forse perché sono stanca di sentire sempre parlare di riproducibilità dell’arte e icone del capitalismo. Due palle.

A margine: Napoli invasa dai turisti. Una bella e singolare inversione di rotta. Speriamo sia una tendenza.

Detto questo sono stata molto bene in questi giorni. Talmente bene che non ho nemmeno voglia di parlarne.