Archivi categoria: Confidenze

Luce

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ioso

Siamo relazione. Non è una iperbole filosofica ma  è il sentimento di me e delle persone che amo che ho maturato in questi giorni. Ho conosciuto la morte. La morte di mio padre, che è anche un pezzo, il primo, della mia morte. Siamo essenzialmente interconnessi agli altri nella luce che emettiamo e che riceviamo. Non brilliamo comunque mai di luce nostra, e no, caro amico ateo, caro Sartres,  l’inferno, semmai, non sono gli altri ma questo inevitabile rarefarsi in ombra.

Resto accesa.

Per Sofia e Germana, per mia figlia e mia madre. E per chi c’è.

 

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Siamo qualcosa che non resta

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io

Proviamo a scompigliare un po’ le carte. A fare disordine. Perché il blog è esercizio quotidiano, pressoché inutile, in cui ognuno prova e esser se stesso e che spesso porta a farti temere dalle persone, e che di certo non facilita la socializzazione, ma che per taluni, me compresa, è praticamente una necessità esistenziale, come cantare per un cantante o ballare per un ballerino, etc. etc.  Comunque disordinare i pensieri o i racconti è necessario appena ti allontani qualche giorno, perché la pagina bianca, così come la vediamo noi nel backoffice, può essere anche inquietante del tipo e mo’ da dove comincio. Inizio dall’Albergo Miramare di Positano. Mica per niente, ma perché nei giorni del pistrice positanese chiamiamoli così, per distinguerci, ho pensato che se fossi un albergo probabilmente somiglierei a questo. Tipo non un blocco unico, per quanto bello o brutto possa essere, nelle milioni di casistiche probabili, ma una serie di piccoli appartamenti nascosti tra le rudi e pittoresche scalinatelle del borgo arrampicato sulla collina rocciosa. Ecco sì, in fondo la mia storia o anche la mia stessa personalità è composta da una serie di esistenze ed esperienze autonome che insieme fanno un percorso, ma non diretto e mai scontato.

Detto questo ho trascorso dei giorni di grande piacere, di relax e di bellezza. Quanto stia diventando importante per me questa armonia è difficile da spiegare. E’ come un orizzonte quasi raggiunto,  una consapevolezza della caducità, qualcosa che non è crepuscolare ma vive di una maggiore maturità rispetto al passato. Insomma poi Positano è uno di quei posti in cui ci capiti, lo ami e non te lo poni nemmeno come tappa di ritorno, per cui quando ti capita di tornarci ti viene da riflettere su quanto sia importante saper cogliere certi piaceri fino in fondo, succhiando tutto quello che hanno da offrirti. Passerà un mese, un anno, dieci  o persino venti come è capitato a me, ma in fondo conta poco, conta esserci mentre ci sei.

O poi, che dirvi, a Napoli in questi giorni abbiamo ricordato Massimo Troisi. Io c’ero dove lo ricordavano anche bene . Era di certo importante per me esserci.

La segreta poesia dell’espediente (diario napoletano)

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E sono nel bar di piazza Nazionale, ho appena appoggiato la carta da cinque euro sulla cassa per il caffè. Una signora che mi precede,  dalla voce roca ma dall’aria perbene, guarda il cassiere e gli chiede il resto.

-Signora, ma le cinque euro le appena messe la signora qui vicino a Lei.

-No, ragazzo mio, avrà fatto confusione, io avevo tirato fuori cinque euro per pagarla.

-Vabbè signò, lasciamo stare.

Mi fermo nella piazza, perdo tempo a fotografare i ragazzi e poi entro dal tabaccaio. Stessa signora, stessa scena. Napoli è anche questo. Mi torna in mente la telefonata del mio ex,  stamattina, quella che puntualmente arriva un giorno prima del we in cui toccherebbe a lui tenersi nostra figlia.

Pronto, Laura, sono Massimo ma cosa fate tu e Sofia questa settimana? Perché la prossima avevo pensato di prenderla io. Sai sabato lavoro.

(Sofia la figlia, Massimo il padre)