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Divide et impera

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“Ero dentro e fuori. Incantato dalla inesauribile varietà della vita”

(Il Grande Gatsby, S. Fitzgerald )

 

Ci sarebbe questa cosa che fino a qualche anno fa mi procurava una certa ilarità,  ossia quella storia dei giovani contro vecchi, come quella di donne e uomini, settentrionali e meridionali tante altre dicotomie fittizie, dell’ingiustizia o dell’inequità sociale.  Mi spiego meglio: dire che una donna non abbia acquisito gli stessi diritti e le stesse possibilità di un uomo in campo professionale o sociale, non è sbagliato come assioma, è verissimo, lo so bene, ma non mi è mai venuto per l’anticamera del cervello che l’equiparazione e la conquista di dignità della donna dovesse passare per la mortificazione delle competenze. Cosa che in questi ultimi tempi ho visto a fare a l’uomo nuovo, ossia al nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella scelta delle candidature per le europee. O mettiamo il caso del Sud, mettere in mezzo i Borboni. Ops, Matteo Renzi ieri a Napoli ha detto anche questo.

Stesso discorso vale per le altre dicotomie a cui facevo riferimento, in particolare questa subdola rabbia che Renzi sta alimentando dei giovani contro i vecchi. Tipo che siccome tu hai superato i cinquanta, nonno, stai fottendo il mio posto di lavoro. E’ una piega volgare, mi rendo conto, raccontata così, ma una conseguenza immediata di quella rivendicazione generazionale che alcuni democratici, in prima linea appunto il Nostro, andavano rivendicando per prendere a spallate l’establishment. Una trovata come tante di un gruppo di ambiziosi arrivisti che è diventato vizio di forma e pensiero di tanti giovani uomini e donne con cui parlo. Mi sembra, ed è preoccupante, che la sacrosanta battaglia dell’umanità a favore di una maggiore equità sociale, di una ridistribuzione della ricchezza e dunque della libertà dell’individuo, sia stata definitivamente soppiantata da una superficiale e tribale questione ideologica sull’anagrafica. Sei vecchio, vaffanculo. Per intenderci.

Se poi tu provi minimamente a far presente che la gioventù ha tanti fattori positivi ma non certo l’immanenza e che tu, giovane coglione di oggi, sarai il vecchio di domani, apriti cielo.  Se provi a spiegare che rinunciare ai diritti del lavoro significa fottere prima di tutto te stesso ed eventualmente la tua futura prole, non ne parliamo. Sei un fottuto sindacalista.

Questa cosa devo dire mi meraviglia, alquanto. Fino a qualche anno fa, dicevo, pensavo che l’idiozia fosse una tendenza minoritaria in un Paese con una cultura mediamente diffusa. Devo ricredermi. La meraviglia della macchina ideologica una volta messa in funzione tira che è un incanto. Tira fino alla prossima rivoluzione. La rivoluzione dei vecchi di domani.

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Nota a margine su febbraio

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E comunque questo mese è stato proprio tosto. Disneyland mi ha prosciugato le tasche, nonostante i regali vari ed eventuali di mia madre e di Lucilla a Sofia. E sopravvivere al mese che resta è davvero difficile. Perché siamo abituate non dico bene, ma certamente benino, meglio di tanta gente che oggi sopravvive con la cassa integrazione. A tal proposito- e non lo faccio quasi mai- mi vengono in mente i due episodi che più mi hanno colpito in questi giorni. La prima segue come un ghigno sarcastico tutta la retorica di San Valentino I ragazzi che si amano si baciano in piedi/contro le porte della notte/e i passanti che passano li segnano a dito/ma i ragazzi che si amano/non ci sono per nessuno/ed è la loro ombra soltanto/che trema nella notte, avete presente no, quella bella pubblicità della Perugina? Bene, il giorno dopo l’onomastico del santo circa 900 operai sono stati mandati in cassa integrazione, una piccola iniezione di amore per la vita. Sveglia. La pubblicità è finita.  La seconda riguarda il panettiere suicida della provincia di Napoli. Si può morire per un debito di 2000 euro? Forse sì, ma chissà perché ho sempre pensato che il mestiere del fornaio era un mestiere speciale, uno di quelli che ti mettono a contatto con il mondo, il pane quotidiano direbbero i cattolici, qualcosa che è parte integrante della vita quotidiana di una comunità. Che cosa è successo allora? Esiste ancora la comunità? O davvero anche la provincia è diventato uno sperduto accrocco di solitudini, di problematiche isolate.

I soldi, il denaro, davvero sono  l’unica risorsa che ci consente di sentirci in equilibrio, l’unico mattone su cui abbiamo costruito la nostra vita? Cosa ci è rimasto di umano oltre il capitale?