Archivi categoria: Lettere a mia figlia Sofia

Il padre di mia figlia

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Quando ho conosciuto Massimo ero una ragazza confusa. Mi ero trasferita a Roma per lavoro da un paio d’anni e mi sentivo sola- non per il casino di amici e di vita- ma per la mancanza di un centro, di una stabilità di cui sentivo di avere un disperato bisogno fuori dalla mia città.

Mio marito era una persona molto fragile e ci è capitato di innamorarci in un periodo molto particolare della sua vita, uno di quelli che se non cerchi di cambiare tutto intorno a te rischi di morire, e per davvero. E’ la sua fragilità, che col tempo ho imparato a riconoscere come ricattatoria, che mi ha spinto ad amarlo, ad accoglierlo,  a cercare di proteggerlo. Ancora oggi penso che sia una persona in bilico, ancora oggi lo giustifico per cose che tanto giustificabili non sono per questa ragione. Eppure, lo dico qui, è forse l’uomo che mi ha amato meglio. Mi ha amato in maniera travolgente, mi ha amato mettendo in gioco tutto se stesso e non risparmiando nulla.

Che non fosse l’uomo giusto per me è cosa nota. La storia lo ha raccontato. La nostra storia, la sua storia. Eppure ancora oggi non credo esista amore autentico senza follia. Almeno per noi che ragionevoli non siamo e non saremo mai.

Questo post è per Sofia. Perché un giorno non debba chiederti perché sei nata.  Sei nata per amore.

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Le formichine

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Sarà stato per il senso sproporzionato dell’altezza della Tour Eiffel ma, mia figlia Sofia, per la prima volta, si è concentrata sul concetto filosofico dell’umanità-formichiere. Siamo formichine viste da quassù diceva, e io provavo a “umanizzare” il concetto  ricordandole i voli di Peter Pan, sollecitandola (in aereo) a fingere di fissare un palazzo qualunque, una finestra e immaginare qualcuno che stesse guardando nella sua stessa direzione all’interno.

Ci pensavo ieri sera, mentre guardavo la terribile inchiesta di Iacona sull’Italia dei Fuochi, pensavo a quanto maltushiana sia diventata la realtà del potere, che definirlo crimine è davvero troppo poco, quanto ci sia di disumanizzante nell’idea che si possano distruggere interi territori e uomini, donne e bambini come, appunto, se si trattasse di un formichiere. I rifiuti ci uccidono lentamente, potremmo pensare, proprio come l’eroina, ma l’eroina era interclassista, i rifiuti meno. Sono le aree depresse di regioni o paesi del sud del mondo, o quartieri più poveri all’interno di aree più ricche a subirne per ora le dirette conseguenze. Siamo le formichine che vede Sofia per questa economia sempre più spietata, per questo benessere apparente da schiavi segregati e dipendenti dall’irrazionale. Inevitabilmente, il prossimo step sarà privatizzare la sanità. Non ho dubbi al riguardo.

Continuate a tenere gli occhi chiusi. La vertigine è profonda. L’ordine sociale prima di tutto. Ti chiedo scusa a nome di noi tutti, Sofia.

Siamo davvero solo formichine.

parigi