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Quello strano caso di meritocrazia sanscemese

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Per cui quest’anno a raccontarci la meritocrazia pare sarà il festival, con buona pace per quelli che col nazional popolare non ci hanno mai voluto avere nulla a che fare.

Che poi spiace doverlo mostrare attraverso una competizione canora ma il paradosso del pensiero meritocratico è la sua intrinseca ingiustizia. Non esiste nulla di oggettivo, ve ne rendete conto da soli, nulla di cristallinamente oggettivo in nessun tipo di scelta. La scelta o selezione che dir si voglia implica sempre un gusto, un’idea, una propensione verso un qualcosa che prescinde persino il valore del singolo.

Contemporaneo, dice Fabio Fazio, contemporaneo come un concertone del primo maggio replicano gli altri. Ma sarà contemporaneo il Concertone di Piazza San Giovanni, saranno contemporanei quegli artisti? Cosa ci sia alla radice di questo gusto contemporaneo, vale la pena sottolinarlo, resta un’incongnita per molti.

Non ho nessuna intenzione di parlare di musica, ma come succede spesso in Italia, mi piace approfittare del Festival per raccontarvi i miei dubbi su questo criterio assai modaiolo della meritocrazia. Vedremo, ascolteremo, capiremo