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E tu chiamali minorenni (diario quasi napoletano)

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Che cosa sperate di trovare a Londra, a Parigi, a Vienna? Vi troverete Napoli. È il destino dell’Europa di diventare Napoli.

(Curzio Malaparte)

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E poi ci sono quelli che ehe Ruby, è che è minorenne quella! E io mi incazzo. Da sempre, dalla prima volta che ho letto di questa storia, perché penso che Ruby  paradossalmente, in questo schifo di mondo all’incontrario, fosse  solo la più fortunata e la più furbetta di questo popolo di bambini e bambine senza identità, di questa carne da macello usata per il piacere di animali che si confondono con gli umani.  Io non penso al Brasile quando vedo questi reportages. Io non penso che stiamo diventando come un paese latinoamericano. Io sono napoletana.  E noi napoletani queste storie le abbiamo lette o ce le hanno raccontate.

Io conosco la zona d’ombra della mia città e dico ombra per non dire buio, morte, tragico. Da sempre. Ma ne ho bisogno, perché ho bisogno della verità. Perché la storia di Ruby, ad esempio, è solo la punta dell’iceberg di questo tempo infame.

Vista da fuori

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Qualche giorno fa Massimiliano Gallo ha scritto una cosa che sottoscriverei, anzi potrei copiare e incollare e forse non vi rendereste nemmeno conto che non sia stata io a scriverla, lo scriverei,  forse, senza l’aggiunta di quel dato demografico inquietante ossia che  la popolazione è scesa sotto il milione di abitanti.

Napoli è malata. Malata ma non sterile. Questo non è un dato demografico. Si nasce ancora a Napoli ma poi si va via. Accade che gran parte della sua forza attiva – le intelligenze e le stupidità (mi inserisco di chiatto nella lista)- è stata prosciugata dagli spostamenti, dalle emigrazioni o dalle scelte di abbandono. E’ un concetto semplice che però pare quasi difficile da sostenere in città. E’ un concetto talmente allarmante che potrebbe diventare un tema politico e invece non succede. Ci ho provato persino io, diversi anni fa, tentando di aprire un dibattito con Bassolino, inutilmente.

Perciò mi ha colpito il post di Massimiliano. Perché a volte mi sembra che parlare di questo tema sia diventato quasi un tabù nella mia città.