Archivi categoria: Una ragione al giorno per smettere di leggere i quotidiani

Scripta manent (note a margine sulla surrogacy)

Standard

Facciamo che togliamo subito dall’imbarazzo Michela Murgia, per cui non diremo maternità surrogata/gravidanza surrogata, ma useremo il termine inglese, surrogacy, così da rendere il terreno neutro, così da spostare immediatamente l’azione dal soggetto, oggettivando una pratica che, di fatto, appare come una complicata combinazione di soggetti: una coppia, una donatrice di ovulo fecondato, una donna utero.

Ecco la surrogacy è esattamente questo, un famolo strano, una specie di orgia senza sesso e dunque desiderio in cui il pene di uno dei soggetti della coppia non entra in nessuna delle vagine del gruppo e tuttavia ne esce fuori un figlio.

Diciamo ancora che questa pratica è una sofisticazione della eterologa, che prevede invece semplicemente una triangolazione, ossia un donatore anonimo e una coppia o un incontro al buio a due. Anche in questo caso niente sesso, siamo inglesi. L’eterologa è quella cosa che ha permesso a coppie sterili (non fertili) di poter aspirare alla genitorialità o alle zitelle di diventare mamme senza scopare. A questo proposito volevo solo sottolineare che in Italia la legge è stata per anni una follia. La fecondazione eterologa è stata comunque  praticata in altri paesi europei, in particolare la Spagna, che si è specializzata in questo genere di interventi. In questi ultimi tempi la fecondazione eterologa continua a essere una pratica a uso esclusivo di coppie benestanti, coppie eterosessuali, single e coppie lesbiche. Sul punto Loredana Lipperini, illuminata intellettuale di sinistra, scrive in un recente post sulla questione dell’accessibilità: sticazzi, se siete poveri sono cazzi vostri. Per quanto mi riguarda la questione della eterologa andava normata in modo che tutti ne potessero usufruire. Il discrimine non doveva essere il denaro ma il tipo di sterilità: se il corpo della donna si rifiuta di generare un figlio per ragioni psicologiche, quella donna non dovrebbe poter usufruire della eterologa, se l’impedimento è solamente di natura fisiologica, dovuta ad esempio a malformazioni congenite, non dovrebbe pagarla quanto di fatto costa.

Andiamo avanti. Sulla pratica della surrogacy sono ormai un paio di anni che alcuni si interrogano, si informano, si scandalizzano. Esiste un mercato legale e illegale di uteri che vengono venduti, anzi meglio fittati (che nessuno compra più niente nelle economie di liberismo avanzato) per fare spazio ai desideri delle coppie, di single o di gay che non hanno la possibilità di generare figli. Impedimento naturale, si direbbe. I desideri non sono diritti, altimenti io adesso avrei un uomo fichissimo a aspettarmi davanti casa.  Qualcuno ritiene scandaloso lo scandalo, condendo il discorso con un fastidiosissimo benaltrismo di natura assolutamente sticazzista. Ho letto cose tipo perché non vi occupate dello sfruttamento del lavoro, della prostituzione, dei bambini abbandonati, delle guerre, della fame del mondo, dei migranti. Insomma, di qualsiasi cosa abbasta che sia sufficientemente grande da impedirvi di ragionare sulla questione a annichilirvi sulle dinamiche della storia.

Mi spiace ma non lo faremo. Non lo farò. Sul mio corpo è scritta la mia storia, su quello di mia figlia, molto più bello,  ci sono una serie di pagine tutte da riempire. Pagine che vorrei fossero libere dai vostri mercati, vicino ai suoi sogni e ai suoi desideri. Il corpo delle donne è quella cosa per niente sacra ma inviolabile al mercato, perché il corpo delle donne è un corpo pensante, desiderante, emozionale. Un corpo non contiene per nove mesi una cosa per poi espellerla, senza che questa non lasci traccia, un corpo di una madre ama (anche quando è in conflitto con la coscienza, con la vita) e deve sentirsi libero da qualsiasi forma di compravendita.

Il resto è dolore. Il dolore è una possibilità che la civiltà dovrebbe contribuire a allontanare, mai una necessità per rendere possibile vivere.

 

 

 

L’antinapoletana

Standard

Non si conosce ancora la dinamica dell’omicidio ma Ciro è già eroe popolare. Eroe di un popolo non di una cittadinanza. Perché una cittadinanza ragiona, riflette e non usa la pancia solo per piangere o per urlare la sua rabbia. Mi spiace ma questa farsa di Ciro Esposito, per quanto mi riguarda, è una cosa ignobile. L’idea che ancora una volta si debba parlare di due città ci indebolisce e non ci fortifica anche rispetto al razzismo o alle ingiuste offese.

Sovraesporre poi una tragedia familiare è una di quelle operazioni del giornalismo spazzatura di cui davvero non ha più bisogno nessuno. Ho scritto in uno status di fb  c’è una scena in Gomorra in cui in una piazza di spaccio viene danneggiata una statua della Madonna. I residenti si lamentano molto e la moglie del boss organizza una cerimonia religiosa per il ricollocamento di una nuova Madonna più grande e più bella per la piazza. Riflettete, nessuno oggi vi dirà che morire per il calcio è un assurdo, nessuno farà niente per cambiare il panorama (inteso come retorica e clima) della follia delle tifoserie, nessuno.  Mi auguro ci sia qualcuno pronto a coglierne la provocazione. Per quanto sono abituata a pensare al contrario o a sedere, come scriveva qualcuno, dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. 

Sui generi, sull’eterosessualità e altri discorsi sulla sessualità

Standard

Insomma, non so se sia il caso di scrivere apertamente di certe cose. Spero di sì, perché anche se su certi argomenti ho un punto di vista particolare, credo di essere una persona sufficientemente adulta, matura e consapevole per poter discutere della mia vita apertamente.

Ultimamente mi sono trovata a riflettere su alcuni discorsi che riguardavano il “genere”, ossia le donne e gli uomini, le femmine e i maschi, se preferite, e mi sono tornate in mente alcune mie astratte convinzioni giovanili.  Premetto subito che, come molte altre donne, da ragazza avevo seri problemi con la mia fisicità, non accettavo il cambiamento fisico della pubertà, anche perché mi ero presto trovata con una di quelle adulte bestie maschili che aveva ampiamente approfittato e goduto dei primi segnali della mia femminilità. Per questa ragione immagino, o anche per quell’immaginario psichedelico e in un certo qual modo profetico di personaggi come David Bowie, accarezzavo l’utopia assoluta dell’androginia. Di un essere superiore, al di sopra dei generi, un essere che fondeva in sè sia la parte maschia che quella femmina,  fondeva e in parte rifiutava. Ero nietzschiana, orgogliosa della mia infarinatura filosofica. Del resto quelli erano gli anni in cui una certa forma di divulgazione psicologica e sociale andava confondendo i perimetri dei generi, eravamo figlie e figli del femminismo e in qualche modo gli stereotipi uomo/donna dei nostri genitori non ci erano congeniali per ribellione naturale.

Questo pippone di Laura adolorscente serve a spiegare perché, in fondo, ho sempre pensato che nelle scelte sessuali o amorose il genere non fosse questione  primaria. Mi attizzi o mi fai innamorare per quel qualcosa di speciale, quella bellezza che prescinde il tuo essere donna o uomo, biondo o bruna, alto o bassa e via dicendo. Unico tabù- almeno per me-  è sempre stata l’età ma per le ragioni che vi ho raccontato. Poi la vita è quella cosa che capisci solo girando le spalle e allora io sono consapevole di essere eterosessuale, non perché non abbia amato anche delle donne, ma perché non ho mai avuto desiderio di possederle fisicamente. Sono eterosessuale anche se a volte mi domando quanto abbia inciso la religione cattolica che è comunque stata tra le materie di formazione della mia infanzia.  Sono eterosessuale anche se mi è capitato non molti anni fa di guardare una bellissima ragazza seminuda sul letto e pensare chissà se poi.

Ora arrivo al punto, perché tutto quello che ho sentito dire e scrivere da una persona che mi è stata persino cara mi sembra una gran merdata. Mi sembra quell’ipocrisia vigliacca di chi cerca di tornare indietro per ancorarsi a qualcosa di ignobilmente consumato come le nostre idee politiche, la nostra spenta spiritualità, il nostro stupido bisogno di sentirci migliori di quelli che siamo. Come, chi e cosa debba essere la vita dei gay non mi riguarda. Non credo sia uno status. Mi riguardano i diritti delle persone perbene, di quelli che si comportano bene e hanno il coraggio di vivere la loro vita apertamente, senza ingannare nessuno.