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Tanto lo so che non vi mancherò

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Finalmente vacanza. Isola.

La cosa bella, a pensarci bene, è che davvero di fare la turista me ne sbatto per il cazzo. Ci sono stati anni in cui ho rinunciato malvolentieri alle vacanze da viaggiatrice, in cui questa cosa di voler essere stanziale per mia figlia mi pesava un po’. E invece invecchiando si impara. Si impara ad amare di più le cose che già amavamo: l’insularità, ho sempre detto, o anche la possibilità dell’isola.

Ho trovato una casa bellissima, un orto, una discesa a mare quasi privata.  Ho comprato un quadernone  e un paio di occhiali da vista. Ho voglia di scrivere.  Mi mancano solo le penne, voglio quelle che piacciono a me. E candele, tante candele profumate e incensi per la sera. Perché la sera voglio bere in silenzio  lasciandomi sedurre dal suono del mare.

Un mese è anche poco. Non lascio nessuno e nessuno voglio trovare. O poi ho una figlia che posso lasciare andare e tornare, senza troppi timori.

E adesso salutiamoci. Tanto so che non vi mancherò.

Non mi mancherete nemmeno voi di città.

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Fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia

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Niente.

Succede che certe mattine ti svegli con le parole che ti sussurra l’inconscio. Nel mio abita pure Nabokov. Quel Vladimiro che scriveva da dio.

Sono stata a Marsiglia. Sono tornata. Sono dimagrita.  Ho capito che non so stare insieme a un uomo, non ci so avere a che fare. Cioè quello che capivo in un giro di boa che poteva durare mesi o anni, ora lo comprendo in sessanta ore circa. Terribile.  Mi piace troppo farmi i cazzi miei, camminare, fumare, bere, ruttare, grattarmi. In fondo sarà per questo che avevo scelto Marsiglia che è una città bastarda, bisogna capirla, non è che si fa amare facilmente.

Mi somiglia un po’, come sono in questo momento. Non una cosa semplice, manco quando piaccio.

Fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia

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Colpa del vino

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Succede che poi di notte sogno delle storie bellissime che mi portano in altre città, in altre vite, e poi, la mattina, mi sveglio svuotata. Vorrei ricordarmi tutto, ma al risveglio è diventato tutto vago, come una vita parallela.  Quelli che non trovo sono i racconti che vorrei scrivere e che non riescono a restare in superficie, sulla pelle. Colpa del vino, forse.

Siamo in tante, qui dentro, come in quei vecchi film sulla psicanalisi, in cui c’è sempre una donna che a un certo punto ne tira fuori un’altra con un nome diverso.

Chissà quando riusciranno a venire a galla le altre.