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Guardare avanti, a quel futuro che siamo già

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C’è sempre questa immagine che mi torna in mente. Dovete sapere che sono stata una delle prime napoletane a utilizzare la formula del b&b, quando il b&b non era molto diffuso. Avevo fatto comprare una casa a via San Liborio ai miei genitori, una casa abbastanza grande e con un terrazzo favoloso, ma siccome, al tempo vivevo con un bel biondino a cui non intendevo rinunciare, pensai che fosse un peccato sprecare quell’investimento senza condiverlo con altre persone. Pensai, e non sbagliavo, che il B&B sarebbe stato anche un modo per tenere impegnata mia mamma, per farle fare nuove amicizie quando io non ero con lei. Ritornando comunque  all’incipit del post,  l’immagine che mi è rimasta in mente è quella di uno scenografo  ospitato a casa dei miei (in quel periodo in vacanza al mare) di cui mi presi cura, di lui inginocchiato davanti al primo sole dell’alba, delle sue metitazioni, sulla terrazza, mentre io tornavo dalle mie notti bianche e restavo in piedi per organizzare le colazioni. Un quadro, un’immagine, come quelle della mostra “Le femmes di Modigliani”che ho visitato sabato all’Agorà Morelli. Direte voi ma quelli non sono quadri originali. E allora? La suggestione di dividere una conoscenza, di intraprendere un viaggio nella vita artistica di Amedeo Modigliani non viene tradita, anzi. Che poi ditemi quanti di voi sono davvero interessati o competenti sulle qualità materiche dei quadri. Quanti attraversando quella mostra non si sono invece soffermati sulla sofferta sensualità dei colli di quelle donne.  “Le femmes di Modigliani” è un progetto che attraverà il mondo e che farà conoscere il pittore in maniera di gran lunga più capillare delle possibilità itineranti di una mostra che si proponga di far girare degli originali. Vado avanti. Ieri sera ho visto Report. Guardate la puntata di ieri, ve lo consiglio. Cosa ci racconta? Le competenze come le cose o  le proprietà iniziano a essere associate a un concetto di uso, di utilizzo. Mettiamo il mio crowdfunding, quello che purtroppo non sono riuscita a realizzare. Per colpa mia, sicuramente, ho commesso errori di inesperienza. Ma quale era il suo obiettivo? Costruire una comunità di persone interessate all’identità di Elena Ferrante, spettatori e finanziatori disposti a finanziare la mia idea di trovare la Ferrante, di capire cosa si nascondesse dietro la sua scelta di non comparire questa scrittrice, quest’affaire così insopportabile per il mondo intellettuale italiano e così affascinante per i lettori stranieri. Il crowdfunding non è vendita porta a porta, come ho creduto io in tempi di avvilimento, il crowdfunding è condivisione finanziata di un interesse. Quando tanti anni fa decisi di comprare la casa a San Liborio, non comprai solo la casa, comprai un concetto di città, una forma condivisa di piacere. Questo è quanto, in sintesi. Questo è il futuro solo accennato, molto meno buio e oscuro di quanto si pensi. Almeno in questa forma, una forma rivoluzionaria di socialismo applicato.

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Moretti, Turturro, Ferrante, Starnone. #Seachingelena

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Voglio solo capire se riesco a far entrare tutto in questo post.

Iniziamo da Nanni?

Miamadre

Non sarà sfuggito ai morettiani duri e puri, per cui tanto meglio dirselo,  l’inciampo di Nanni nell’arrendevolezza senile. Per chi ha visto l’istituzionale marchetta di Fazio al nuovo film di Nanni Moretti, “Mia madre” , in uscita nelle sale italiane il 16 aprile, dicevo, quella risposta che nessuno di noi avrebbe voluto sentire, quella cosa che è rimbalzata nella nostra stessa idiosincrasia per il cambiamento, quel “trent’anni anni fa mi sarei arrabbiato, ma sono cambiato”.

Per chi non avesse visto l’intervista provo a spiegare il contesto: Nanni spiegava a Fazio come avesse accettato di buon grado le improvvisazioni sul copione di John Turturro. Ora io ho avuto la fortuna (dico fortuna intendendo caso) di conoscere Turturro e penso sia una persona così intelligente, seria e professionale da potersi permettere qualsiasi tipo di iniziativa, anche quando lavora semplicemente come attore. Tuttavia conosco ancora meglio il caratteraccio del Nostro, la sua paranoia,  per cui immaginare Moretti che lascia Turturro libero di muoversi nel set, di modificare le battute,  mi ha lasciato per un attimo senza parole, anzi con qualche pensiero, brutto pensiero: todo cambia, come nella colonna sonora di “Habemus Papam”, o peggio tutti invecchiamo, anche Nanni.

Mannaggia. Del resto vale per tutti, non resteremo a lungo splendidi quarantenni. Moretti, ce lo racconta a modo suo, col suo autobiografismo pudico e con la maschera invecchiata di un Michele che non tornerà più.

Andiamo avanti.Non mi sono ancora arresa.  #Searchingelena è sempre tra i miei pensieri. Solo, non mi piace asfissiarvi. Oggi provo a fare un sopralluogo al Rione Luzzatti, ho raccolto alcuni racconti della famiglia di mai madre, su quella zona, racconti che mi riportano agli Starnone. Ma perché raccontarvi tutto subito?

Prenotate una quota?

Dai.

Sospettato n.4: Mario Martone (#searchingelena)

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Elena, vuole venire a Roma a vedere il film?

Carteggio Martone-Ferrante per la sceneggiatura dell’Amore Molesto

Ci sono stati anni in cui le indiscrezioni sull‘affaire Ferrante avevano a che fare principalmante con Mario Martone e il suo entourage. Pare difficile dare adesso a Elena il volto e la voce del regista napoletano, eppure vi assicuro che chi, tra il 1995 e il 2000 circa, azzardava un’ipotesi sull’identità della “giovane scrittrice” apparsa, per la proma volta, sulla scena letteraria nel 1992 ( fedele sin dal principio, all’attuale casa editrice e/o custode fidatissima del mistero di Elena) non riusciva ad allontanarsi di molto dall’universo martoniano e dai suoi interessi culturali.

Mario Martone, classe ’59, napoletano, cineasta a partire dal 1980 con quello che tutt’oggi considero il suo capolavoro assoluto “Morte di un matematico napoletano” fucina di numerosi talenti artistici che negli anni si sono distinti in ambiti sempre più ampi del mondo culturale napoletano e italiano, diventando in qualche modo, una sorta di ristretto club di successo.

Dicevo, dunque, che parlare di Martone come sospetto, oggi, farà a molti quasi uno strano effetto nostalgia, per noi, almeno, che a partire dagli anni del successo cinematografico “ferrantoniano”. abbiamo giocato a immaginarcela così la nostra Elena, un riservato intellettuale napoletano, colto e in qualche modo, ancor oggi, introverso se non misterioso.

I primi passi dell’indagine su Martone-Ferrante ho provato a seguirli alle Terme Stufe di Nerone, location simbolo della strana simbiosi tra i due, dello spostamento di Martone di un pezzo della storia dell’Amore Molesto in quel tempio riservato agli amanti dell’area flegrea della provincia napoletana. Non che vi voglia raccontare tutto, un’indagine è fatta di ipotesi, fili, raccordi tra le proprie emozioni, tra quei pezzi di racconto che si sono saldati nei nostri ricordi e i “fatti”, l’oggettivo racconto di quei momenti, le impressioni di chi su quel set c’era stato.

Certo, lo penso, anzi lo confermo qui l’Amore Molesto è Elena Ferrante. Se l’Amore Molesto è Elena Ferrante, Elena Ferrante è Mario Martone. Sillogismo quasi perfetto

Sostenetemi.

Ho delle storie da mostrarvi.

https://www.produzionidalbasso.com/project/searching-elena/

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