Archivi tag: #crowdfunding

#Searchingelena (e adesso forse anche Elena mi conosce)

Standard

922949_10201305440502107_1652814205_n

Oggi un mio lettore mi ha inviato la foto del suo gigantesco pene in posta. Grazie del pensiero,  ma non è il tipo di sostegno di cui ho bisogno. Ho bisogno di ognuno di voi, invece, per far conoscere, nel gergo della rete pare si usi l’orripilante termine spammare, per far conoscere il mio progetto.

Oggi, la notizia di una blogger napoletana che cerca disperamente Elena,  è uscita sul quotidiano il Mattino. Credo di essere io, la tipa in questione. Laura Petrazzuolo è il mio nome intero, per chi ancora non l’ha capito. Non è così difficile il gioco dello pseudonimo. Io sono passata da La Sposa a Laura Petra e adesso sono di nuovo Laura Petrazzuolo.

Comunque la notizia sul Mattino, dicevo, cosa che implica due cose: la prima riguarda voi, tipo che da oggi potete far girare questo progetto dicendo che sono una persona riconosciuta, almeno in questa piccola e complicata parte dell’universo che si chiama Napoli,  mentre la seconda riguarda me. E’ una piccola vertigine, un pensiero laterale,  che mi ha risvegliata mentre cercavo di chiudere gli occhi:  Elena, Eleno, Eleni, diciamo pure Elena Ferrante, per semplicità, da oggi sa che esisto, sa la che la sto cercando. Sa che c’è qualcuno che si è messo in testa di farla uscire dal suo arroccamento.  E come per ogni indagine che si rispetti questo è un punto cruciale. Il sospettato capisce che è indagato. Reagirà? Eccoci qui.  Nella stessa rete, anzi nelle le reti.

Searching Elena.

Sostenetemi.

https://www.produzionidalbasso.com/project/searching-elena/

Annunci

Sospettato n.2: Domenico Starnone (#searchingelena)

Standard

starnone

Nome: Domenico

Cognome: Starnone

Età: 72 anni

Professione: insegnante, redattore culturale, sceneggiatore, professore di scrittura creativa e scrittore. Soprattutto scrittore

Se Anita Raja, la nostra prima indagata, mostra totale riserbo nelle sue attività professionali, nella sua immagine pubblica, il marito, Domenico Starnone, non solo è presente ma sorveglia con attenzione ogni sua propaggine mediatica. In fondo, il Nostro, appartiene a quella categoria di scrittori che attingono con un dosato cinismo alla categoria della realtà, la sua realtà, il suo vissuto. Domenico Starnone sta alla sua biografia professionale e umana come un reporter alla sua notizia.

Ho conosciuto Domenico Starnone moltissimi anni fa, alla presentazione di un libro, un libro di quelli che ti spezzano dentro e non capisci neanche bene il perché, non subito. Quel libro era “Via Gemito” che ha avuto su di me, più o meno, lo stesso impatto devastante de “L’amore molesto” di Elena Ferrante. Per chi non li avesse letti, o ne avesse letto solo uno, posso dire che sono due esperienze parallele in un mondo di una femminilità imbarazzante, una antica femminilità con una forza quasi primigenia, selvaggia, viscerale. Sono madri e donne avvolte e in qualcosa di misterioso e immensamente turbante, come un peccato originale di esser femmina.  Qualcosa che appartiene alle femmine del Sud, e per Sud non intendo solo Napoli, quel Sud, quei Sud, in cui le donne subiscono le conseguenze di un maschilismo diffuso e inconsapevole che le violenta nel profondo, nella gelosia o nel possesso, nell’ossessione, un male oscuro che affonda le radici nella nostra storia, nella volgarità diffusa del nostro mondo.

Questo implicito richiamo, poi confermato da tanti giochi e rimandi  letterari, spinti negli anni verso una provocazione attenta e sempre più insistita, di figure specchio, protagonisti o protagoniste, imessi o immesse in quel mondo intellettuale che è parte della vita di Starnone. e di cui lo scrittore avverte sempre più il fastidio, il senso grottesco della sfida,  mi hanno convinto che questa indagine sia e debba essere necessaria ricerca di una verità elementare, di quella particella di senso che è nelle parole.Quanto sia paradossale  la verità di uno scrittore che si finge scrittrice, infine ammiccante al romanzo d’appendice sta a voi stabilirlo.

Domenico Starnone è Elena Ferrante.

Crowdfunding: 59 giorni di tempo

Standard

10403000_10206222615708414_6218408680303520551_n

Searching Elena. Fermarsi due giorni e riflettere. Fa parte del gioco. Innanzi tutto vi debbo una spiegazione: molti di voi non sanno nemmeno cosa sia il crowdfunding. Non credo di avervi aiutato a capirlo.

Inizialmente non lo sapevo nemmeno io. Non mi piaceva. Il crowdfounding è una forma di produzione che prevede un mecenatismo collettivo.

Ora,  dando per scontato che è sempre più difficile trovare finanziamenti per un progetto culturale, creativo o documentaristico,  il crowfounding sopperisce alla mancanza di capitali, cercando di eliminare uno degli anelli tradizionali della fruizione artistica: è un po’ come una forma di comunitaria di produzione. Una cosa che ti emancipa da eventuali supppliche, leccate di culo, asservimenti, “conoscenze”. Per cui il crowdfunding stabilisce un rapporto singolare tra creatore e fruitore che per il fruitore significa entrare in rapporto con l’artista, il giornalista, il regista, insomma direttamente, creando un rapporto di fiducia reciproca senza condizionamenti esterni.

Credo di essere stata molto superficiale nell’affrontare questo punto, me ne dispiace. Per quanto possibile rimedierò. Non solo nella generica attribuzione di ringraziamenti. Spero di riuscirci, molto dipende dal vostro interesse: sto pensando di sviluppare una forma di collaborazione creativa con i finanziatori del mio progetto, almeno quelli che ne hanno il desiderio, trovando un modo attivo per farli entrare nel mio documentario.

E adesso tocco un punto che per me è molto importante. Ho scelto di fare questa cosa perché ho bisogno di fare qualcosa per me e per altre donne. Credo che #searchingelena sia un documentario al femminile, al di là del fatto che potremmo scoprire di avere un uomo, magari peloso, dietro lo pseudonimo o nome della scrittrice. E’ un documentario al femminile perché ritengo che nessuno scrittore italiano contemporaneo abbia scandagliato così bene i nodi conflittuali della modernità come la Ferrante. Perché penso che andare a cercare Elena, sia  come aprire un baule pieno di cose che ci riguardano tutte: la formazione, l’dentità, il rapporto con la famiglia di origine, l’emancipazione, l’amicizia tra donne, la maternità, l’individualismo, la scamborsità e la violenza femminile, la fame d’amore e l’autonomia.

#Searchingelena è anche aspettando Elena,  un bilancio delle nostre stesse contraddizioni all’interno di un percorso incompiuto di emancipazione. Io posso raccontarlo solo se mi aiutate, anche attraverso delle vostre testimonianze.

A presto.