Archivi tag: donne

Ma non ero la sola, questo è certo

Standard

Che poi credo che la mia generazione, parlo di noi ragazze, sia stata la prima ad aver visto da vicino la diffusione capillare di una malattia come l’anoressia e la bulimia. Cioè non che non ci fossero prima e non che i disturbi alimentari non siano un aspetto psicologicamente ricorrente di molti problemi psichici, ma sono convinta che mai prima della mia adolescenza e post-adolescenza avesse interessato tutt’insieme tante ragazze e qualche ragazzo. Inutile che vi stia a spiegare come i canoni della bellezza femminile proprio tra gli anni Ottanta e Novanta si spostarono sulla perfetta fisicità non più delle attrici, ma delle prime top model, vere icone di bellezza, veri miti sociali ed economici del mio tempo, vale a dire le Lamborghini, Porsche, Ferrari  in forma di femmine dei miei tempi. Ve lo ricordate. A me anche a guardarle adesso quelle femmine, alla mia età, mi fanno ancora paura. Ma sono vere? Alla fine, credo, che nessuno si sia preso la briga di andare a raccogliere le nostre storie, di quelle che tra noi in quel tunnel sono  finite, chi in maniera più violenta chi in modo più leggero,  ed è un peccato perché non eravamo tra le più stupide e nemmeno tra le più deboli o depresse; eravamo probabilmente più fragili e meno strutturate a recepire la complessità di una parola che legavamo troppo al materno, quel segno che era “donna”. Forse un giorno mi piacerebbe farlo. Cercare di capire come è andata a finire. Non è semplice, perché eravamo “segrete”, lo siamo state persino a noi stesse, finché abbiamo potuto. Chi lo ricorda, chi è guarita, chi è rimasta incastrata nei suoi pasti per tutta la vita o chi,come me, per molto tempo ha trasformato la bulimia in un bisogno smodato di esperienze di vita. E’ che poi sono stanca di parlare di Laura Petra. Perché si allarga il cerchio della mia umanità. E sarei davvero curiosa di documentare altre storie, non solo la mia.

Annunci

Con-fusione: #searchingelena (crowdfunding: ancora molti giorni, ma non tantissimi)

Standard

Con-fusione, prendo in prestito la parola al professor Alberto Abruzzese, che presto mi piacerebbe intervistare, per portare avanti la mia ricerca su Elena Ferrante. Con-fusione o fondersi-con, rendere parallelo e contemporaneo il bisogno di raccontarsi di una scrittrice attraverso una narratrice che di volta in volta, di romanzo in romanzo, assume sempre più dei tratti autobiografici da Delia a Elena, Lenù, passando per altre donne-specchio; con-fusione, perché la Ferrante, più di altri autori/autrici avvia un processo di identificazione radicale, nell’accezione di radice, un viaggio all’interno del passato e del futuro del riconoscersi in un certo tipo di donna.

Confusione, alla Lucio Battisti, che amo ancora ascoltare, perché inevitabilmente il tentativo di intraprendere la ricerca di Elena Ferrante si confonde con il mio diario quotidiano di blogger, che vai a spiegare in Italia, ancora adesso, cosa sia esattamente, quanto credito intellettuale possa avere, quale nicchia di senso si sia riservata. Buongiorno mondo. Sono cocciuta.

Sostenetemi  

Divide et impera

Standard

“Ero dentro e fuori. Incantato dalla inesauribile varietà della vita”

(Il Grande Gatsby, S. Fitzgerald )

 

Ci sarebbe questa cosa che fino a qualche anno fa mi procurava una certa ilarità,  ossia quella storia dei giovani contro vecchi, come quella di donne e uomini, settentrionali e meridionali tante altre dicotomie fittizie, dell’ingiustizia o dell’inequità sociale.  Mi spiego meglio: dire che una donna non abbia acquisito gli stessi diritti e le stesse possibilità di un uomo in campo professionale o sociale, non è sbagliato come assioma, è verissimo, lo so bene, ma non mi è mai venuto per l’anticamera del cervello che l’equiparazione e la conquista di dignità della donna dovesse passare per la mortificazione delle competenze. Cosa che in questi ultimi tempi ho visto a fare a l’uomo nuovo, ossia al nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella scelta delle candidature per le europee. O mettiamo il caso del Sud, mettere in mezzo i Borboni. Ops, Matteo Renzi ieri a Napoli ha detto anche questo.

Stesso discorso vale per le altre dicotomie a cui facevo riferimento, in particolare questa subdola rabbia che Renzi sta alimentando dei giovani contro i vecchi. Tipo che siccome tu hai superato i cinquanta, nonno, stai fottendo il mio posto di lavoro. E’ una piega volgare, mi rendo conto, raccontata così, ma una conseguenza immediata di quella rivendicazione generazionale che alcuni democratici, in prima linea appunto il Nostro, andavano rivendicando per prendere a spallate l’establishment. Una trovata come tante di un gruppo di ambiziosi arrivisti che è diventato vizio di forma e pensiero di tanti giovani uomini e donne con cui parlo. Mi sembra, ed è preoccupante, che la sacrosanta battaglia dell’umanità a favore di una maggiore equità sociale, di una ridistribuzione della ricchezza e dunque della libertà dell’individuo, sia stata definitivamente soppiantata da una superficiale e tribale questione ideologica sull’anagrafica. Sei vecchio, vaffanculo. Per intenderci.

Se poi tu provi minimamente a far presente che la gioventù ha tanti fattori positivi ma non certo l’immanenza e che tu, giovane coglione di oggi, sarai il vecchio di domani, apriti cielo.  Se provi a spiegare che rinunciare ai diritti del lavoro significa fottere prima di tutto te stesso ed eventualmente la tua futura prole, non ne parliamo. Sei un fottuto sindacalista.

Questa cosa devo dire mi meraviglia, alquanto. Fino a qualche anno fa, dicevo, pensavo che l’idiozia fosse una tendenza minoritaria in un Paese con una cultura mediamente diffusa. Devo ricredermi. La meraviglia della macchina ideologica una volta messa in funzione tira che è un incanto. Tira fino alla prossima rivoluzione. La rivoluzione dei vecchi di domani.