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Moretti, Turturro, Ferrante, Starnone. #Seachingelena

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Voglio solo capire se riesco a far entrare tutto in questo post.

Iniziamo da Nanni?

Miamadre

Non sarà sfuggito ai morettiani duri e puri, per cui tanto meglio dirselo,  l’inciampo di Nanni nell’arrendevolezza senile. Per chi ha visto l’istituzionale marchetta di Fazio al nuovo film di Nanni Moretti, “Mia madre” , in uscita nelle sale italiane il 16 aprile, dicevo, quella risposta che nessuno di noi avrebbe voluto sentire, quella cosa che è rimbalzata nella nostra stessa idiosincrasia per il cambiamento, quel “trent’anni anni fa mi sarei arrabbiato, ma sono cambiato”.

Per chi non avesse visto l’intervista provo a spiegare il contesto: Nanni spiegava a Fazio come avesse accettato di buon grado le improvvisazioni sul copione di John Turturro. Ora io ho avuto la fortuna (dico fortuna intendendo caso) di conoscere Turturro e penso sia una persona così intelligente, seria e professionale da potersi permettere qualsiasi tipo di iniziativa, anche quando lavora semplicemente come attore. Tuttavia conosco ancora meglio il caratteraccio del Nostro, la sua paranoia,  per cui immaginare Moretti che lascia Turturro libero di muoversi nel set, di modificare le battute,  mi ha lasciato per un attimo senza parole, anzi con qualche pensiero, brutto pensiero: todo cambia, come nella colonna sonora di “Habemus Papam”, o peggio tutti invecchiamo, anche Nanni.

Mannaggia. Del resto vale per tutti, non resteremo a lungo splendidi quarantenni. Moretti, ce lo racconta a modo suo, col suo autobiografismo pudico e con la maschera invecchiata di un Michele che non tornerà più.

Andiamo avanti.Non mi sono ancora arresa.  #Searchingelena è sempre tra i miei pensieri. Solo, non mi piace asfissiarvi. Oggi provo a fare un sopralluogo al Rione Luzzatti, ho raccolto alcuni racconti della famiglia di mai madre, su quella zona, racconti che mi riportano agli Starnone. Ma perché raccontarvi tutto subito?

Prenotate una quota?

Dai.

#Searchingelena (e adesso forse anche Elena mi conosce)

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Oggi un mio lettore mi ha inviato la foto del suo gigantesco pene in posta. Grazie del pensiero,  ma non è il tipo di sostegno di cui ho bisogno. Ho bisogno di ognuno di voi, invece, per far conoscere, nel gergo della rete pare si usi l’orripilante termine spammare, per far conoscere il mio progetto.

Oggi, la notizia di una blogger napoletana che cerca disperamente Elena,  è uscita sul quotidiano il Mattino. Credo di essere io, la tipa in questione. Laura Petrazzuolo è il mio nome intero, per chi ancora non l’ha capito. Non è così difficile il gioco dello pseudonimo. Io sono passata da La Sposa a Laura Petra e adesso sono di nuovo Laura Petrazzuolo.

Comunque la notizia sul Mattino, dicevo, cosa che implica due cose: la prima riguarda voi, tipo che da oggi potete far girare questo progetto dicendo che sono una persona riconosciuta, almeno in questa piccola e complicata parte dell’universo che si chiama Napoli,  mentre la seconda riguarda me. E’ una piccola vertigine, un pensiero laterale,  che mi ha risvegliata mentre cercavo di chiudere gli occhi:  Elena, Eleno, Eleni, diciamo pure Elena Ferrante, per semplicità, da oggi sa che esisto, sa la che la sto cercando. Sa che c’è qualcuno che si è messo in testa di farla uscire dal suo arroccamento.  E come per ogni indagine che si rispetti questo è un punto cruciale. Il sospettato capisce che è indagato. Reagirà? Eccoci qui.  Nella stessa rete, anzi nelle le reti.

Searching Elena.

Sostenetemi.

https://www.produzionidalbasso.com/project/searching-elena/

Un brutto gioco: crowdfunding (rimangono 50 giorni)

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Ovviamente i custodi del segreto di Fatima-Elena, lenuccia, lenù, ossia Sandra e Sandro Ossola e Ferri, si sono prontamente attrezzati per respingere la veridicità del sempre presunto fake della Ferrante su Facebook. Come appare ormai chiaro ai più, si tratta di un gioco situazionista in piena regola. Se sia brutto o bello come gioco lascio deciderlo a voi.

Io, che ieri, mi trovavo in buonissima compagnia di fotografi e fotografe mi appassionavo invece dei discorsi sul sesso degli angeli. Mi spiego: riconoscereste il sesso di un fotografo, riuscireste a capire dalla sensibilità di una scatto se si tratta di una donna o di un uomo? Se fosse così, pensavo, allora dovrei considerare la fotografia arte minore. C’è qualcosa di profondamente intimo e profondo in ogni processo creativo, qualcosa che implica il nostro mettere in luce tutte le nostre corde femminili e maschili.

Elena Ferrante è un gay? A Napoli qualcuno da tanti anni racconta che Goffredo Fofi sia Elena Ferrante. L’essere gay rende la scrittura più femminile? E se davvero si trattasse del raffinato intellettuale Elena Ferrante sarebbe il modo per tirar fuori anche la sua ombra più pop, più femminile, nel senso di popolare?

Non saprei. E’ curioso, non credete?

Lasciatemi divertire, lasciatemi andare avanti con la mia ricerca.

Ho bisogno di voi.