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Crowdfounding: cercando Elena a Napoli

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Cinquantotto giorni. Sorprendente quante cose accadano in questa città,  per poi farsi dimenticare, sparire sotto la pietra. A Forcella, stamattina, camminavo come se nulla fosse accaduto, come se la scorsa settimana non avessi visto il sangue a terra. Tutto tranquillo. Tutto sempre uguale. Cinquanta arresti stamattina e in appartenza manco un fiato. Le solite bancarelle, i soliti traffici. Nulla. Napoli riesce a essere sempre così fottutamente inalterabile nelle sue dinamiche profonde, nei suoi equilibri, nella sua onesta e disonesta natura anarchica. E’ sempre la stessa, lava via il sangue dalla strada, come se fosse un liquame qualunque, come se fosse quel fiume di merda a cielo aperto che erano un tempo le sue strade. Napoli prescinde dalla sua cronaca,anche da quella più cruenta, diventa subito cartolina o quasi racconto. Un racconto, un romanzo,  tanti romanzi che di lei parlano ma nascondono il loro autore. Odi et amo. Da te prescindere non posso. Sono prigioniera. A volte penso che se dovessi scegliere uno dei due personaggi, una delle due amiche che tessono la rete della grande epopea dell’  “Amica geniale” della Ferrante, io sarei certamente Lila, attaccata alla propria radice, incapace di sfruttare la sua intelligenza, inconcludente ma eternamente e profondamente sedotta dalle viscere di questa città. Continuano ad uscire notizie sulla Ferrante, sta diventando quasi un dovere noioso seguirle tutte. Non c’è una e dico una ricerca sulla storia della casa editrice che la pubblica, nessun approfondimento sui due editori che con la Ferrante vantano un’amicizia ventennale, provata anche dalla pubblicazione dell’epistolario de “La Frantumaglia”. Non c’è nulla che sia una vera inchiesta, solo parole viziate dall’invidia, o dalla competizione dello Stega, Poco o niente di nuovo sulla nostra Elena. Forse resisto ancora un po’ io, qui, da questa Napoli, tra la ferrovia e il Vasto, da cui spesso scrivo questo blog, in questa città che hai conosciuto bene, che sembra sempre naufragare e poi rinasce in questa voglia di apparire mentre tu ti nascondi.

Lunedì

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E’ l’una e qualcosa e incontro Marco, un mio amico, dall’arabo a piazza Bellini. Di corsa, chiedendo informazioni per questo progetto che vai a capire se arriverà mai a un traguardo.  Marco è dolce, camminiamo e parliamo, quasi ininterrottamente da quasi vent’anni, ormai. A volte quando vivevo a Roma e capitavo a Napoli e ci incontravamo mi sentivo quasi come non avessi mai lasciato la città. A lui piace di me, credo, il ricordo di una fanciulla confusa e alquanto alternativa. Lo incuriosisce ancora quella Laura lì, lo so. A me di lui piace questo instancabile chiacchierare, camminare, correre parlando di ragazze e di libri. Lui insegna all’Università. E’ un ragazzo di cinquantaquattro anni. Diventerà molto vecchio, immagino, un giorno, senza essere mai diventato adulto. Comunque tempo di scambiare qualche informazione e scappo via. Mi viene fame, mi sono accorta di non aver mangiato nulla. Decido di passare per Forcella. A prendere una pizza fritta al volo, in una delle migliore pizzerie della città. Bang Bang. La strada è chiusa. II sangue a terra. Davanti al bar di fronte alla scuola che ha scelto il nome di Annalisa Durante. Il nome di Annalisa Durante è lì, come uno schiaffo alla vita reale di Forcella, che è la stessa identica di quando lei è stata uccisa. In fondo, anche io, oggi forse sono viva per caso, potevo passare di lì prima e beccarmi qualche pallottola destinata a gambizzare il padre di Genny La Carogna. Genny la Carogna, sì, quello di cui avete sentito parlare qualche mese fa, per i fatti legati alla tifoseria del Napoli e della morte di quel ragazzo a Roma, Ciro Esposito. Il padre del mediatore Genny la Carogna è stato gambizzato per una storia di controllo del territorio. Torno in ufficio. Poi a casa. Poi stasera esco: vado a cenare carne a Vico Lungo Gelso. Chissà cosa mi succede. Cazzo, è solo un lunedì.