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Autenticità (anticonformisti e artificiali)

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C’è un mio amico che mi dice sempre ti piace scrivere sul blog? Bene, racconta storie, gira, segui le persone. Ma io sono pigra e a volte penso che mi basta il cinema. Da Almodovar e non dai Pride (cfr. Vladimir Luxuria) ho imparato cosa significa per alcuni la chirurgia estetica. A cui forse non ricorrerò mai, ma questo conta meno.

Mi chiamano Agrado, perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri. Oltre che gradevole sono molto autentica: guardate che corpo, tutto fatto su misura! Occhi a mandorla, ottantamila. Naso, duecento, buttate nell’immondizia, perché l’anno dopo me l’hanno ridotto così con un’altra bastonata. Lo so che mi dà personalità, però se l’avessi saputo, non me lo toccavo. Continuo. Tette, due, perché non sono mica un mostro! Settanta ciascuna, però le ho già super-ammortizzate. Silicone nei… Labbra, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle centomila, perciò fate voi il conto perché io l’ho già perso. Limatura della mandibola, settantacinquemila, depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie tanto quanto gli uomini, sessantamila a seduta, dipende da quanta barba una ha, normalmente da una a quattro sedute. Però se balli il flamenco ce ne vogliono di più, è chiaro. Bene, quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica, signora mia. E in questa cosa non si deve essere tirchi, perché una è più autentica, quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa.

Questo è quello che penso, anche se il progetto di Toscani mi incuriosisce davvero.

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