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“A Sellerò”

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Sapete voi perché il 9 di agosto ci sono stati 500 contatti su questo blog? Io no. E in tutto questo, poi, dopo quasi dieci giorni passati senza fare nulla che non fosse mia figlia cosa volete che vi racconti?

Ho pensato, of course, a tante cose importanti come la natura equivoca dei ricordi, che sono sempre la parte di vita che abbiamo scelto di raccontarci, chissà perché, forse proprio come faccio io spesso con gli autoscatti,  per vederci nella posa migliore, per inventarci una storia. A poi ho riflettuto con il corpo psicosomatico della paura del cambiamento, delle strategie di sospensione della vita come le proiezioni. Ho pensato al sesso a cui sarebbe dessi meno importanza perché il pezzo di vita da trascorrere insieme non mi pare più tanto significativo. All’amore, no, all’amore non si pensa, l’amore si vive, con le emozioni, come piace a me,  e io, a dire il vero, in questo periodo mi sono emozionata solo con mia figlia.

Tra qualche giorno la mia casa  “Laura Petrazzuolo & Sofia Saraceno” (anzi Sofia dice che al contrario sarebbe meglio),sarà a Napoli. Vivo nelle cose che sto facendo, che mi riguardano. E sono felice.

Prossimi giorni sarò di un’efficienza inimaginabile, fuori da ogni spazio e ogni tempo che non siano cose,  oggetti, libri da trasportare ma oggi sono romana e stasera forse vado a vedere “Il Conformista”. 

Buona domenica.

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Diario quasi napoletano (il giorno prima della felicità)

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Dio, quanto mi piace la città d’estate. Non è mica vero che nessuno parte. Partono, già partono dalla metà del mese di luglio. E alcuni, invece, restano chiusi nelle loro case a boccheggiare sbracati sui davani, davanti ai loro televisori a schermo piatto. O poi ci sono quelli che lavorano, come me, ma sono un numero sostenibile di persone in movimento. Mi piace da impazzire il senso di vuoto, la sospensione innaturale, le zone d’ombra dove si cerca rifugio dal sole.  E mi piacciono i silenzi.  Quei silenzi che somigliano a me, alle persone sole. O le confidenze degli estranei, quelli che ti raccontano le cose seduti al bar per uno strano senso di complicità tra gente che rimane. Oggi ho trovato un punto strategico, uno di quei buchi rettangolari tra palazzi squadrati, quelli dove un tempo si affacciavano le cucine, chissà se ancora è così, oasi ventilate,  se ci riesco stasera vi mostro la fotografia, una roba stupenda, quelle botte di culo che ogni tanto mi capitano, in cui mi sembro davvero bellissima.

O poi stasera. Potrei fare un sacco di cose: andare a cena con un’amica al Pigneto, passare a bere qualcosa da un amico, telefonare al percussionista brasiliano che mi sta tampinando, potrei fermarmi a salutare Cate e tante altre cose ma non ho ancora voglia di fare niente. Forse passo nell’ultima ora utile tra i negozi a cercare le famose scarpe, di cui già vi ho parlato. Forse prendo al volo qualcosa di buono da mangiare e da bere e mi chiudo in casa. Libera dai rumori familiari, libera dal frigorifero pieno, libera da tutto quello che di utile e caldo può contenere una casa. E’ estate. Niente è come sarebbe in altri mesi.

Forse faccio un brindisi anche io a questa estate, prima del trasloco.

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale, cucina, albergo, radio, fonderia, in mare, su un aereo, in autostrada, a chi scavalca questa notte senza un saluto, bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta, a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta, a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando, a chi non è invitato in nessun posto, allo straniero che impara l’italiano, a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango, a chi si è alzato per cedere il posto, a chi non si può alzare, a chi arrossisce, a chi legge Dickens, a chi piange al cinema, a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio, a chi ha perduto tutto e ricomincia, all’astemio che fa uno sforzo di condivisione, a chi è nessuno per la persona amata, a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe, a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia, a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo, a chi restituisce da quello che ha avuto, a chi non capisce le barzellette, all’ultimo insulto che sia l’ultimo, ai pareggi, alle ics della schedina, a chi fa un passo avanti e così disfa la riga, a chi vuol farlo e poi non ce la fa, infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera e tra questi non ha trovato il suo.

Non sono una signora

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Ci sono degli episodi banali che anche inspiegabilmente  restano nella memoria, per essere confermati poi da altri che verranno, fino a costruire una sensazione complessiva che diventa poi un’idea.

Qualche settimana fa passeggiavo dalle parti del Liceo Umberto di Napoli, esattamente ero appena uscita da via Cavallerizza, e mi sono imbattuta in una discussione tra un pedone e un’automobilista, in cui il primo spiegava alla seconda che, in prossimità di una zona pedonale, le macchine dovrebbero procedere comunque lentamente. La cosa divertente della discussione, vi evito la risposta della conducente che replicava in uno stile degno solo degli avvocati napoletani o dei lincei, era appunto questa distinzione che entrambi esibivano nella dialettica pur concitata del momento. Ho continuato a ridere per un po’, riflettendo su questa cosa molto napoletana degli arcobaleni linguistici, perché Napoli è così, come entrare in uno spettro di colori, per cui basta un niente per passare da una coloritura popolare ad una borghese. Poi oggi mi è successa questa cosa: aspettavo il mio turno al bancomat, come al solito ero distratta, per cui mi ero solo impercettibilmente accorta di una figura femminile in prossimità della banca, ma molto e quando dico molto  significa davvero molto lontana dal bancomat. Mi metto in fila e sento un flebile tossire. Mi giro e capisco che la signora voleva spiegarmi di essere lì per la stessa ragione. Faccio qualche passo indietro, mi scuso e lei mi risponde sa, cerco di stare il più lontano possibile quando si effettuano questo genere di operazioni.

Ecco, è allora che ho pensato, non ho resistito,  queste gare di educazione sono veramente ridicole.

Ah, la borghesia, si è sempre meno educati di qualcun altro.   

Buon we a tutti