Al netto del mio scontento

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E poi cosa è successo? Dove ci eravamo lasciati?

Dunque, vediamo, facevo la mamma. Che poi queste cose le spiego a quelle più giovani, che magari ancora non l’hanno capito. A un certo punto se diventi mamma, sei mamma. Cioè, non voglio dire, abbiate pazienza,  non è che sei niente altro che madre. Se sei fica resti fica, se sei sfigata pure, se lavori continui a lavorare (se non lavoravi stai inguaiata) solo che ti senti più vincolata alle sicurezze economiche e cerchi di mantenere il lavoro che tieni anche se ti fa cagare e se ti piaceva ti piacerà di meno perché ti mangia il tempo, insomma cose del genere, se ti piace viaggiare viaggi di meno, se ti piace ballare balli di più nella tua stanzetta da letto. Però è stupendo. Puoi diventare bambina con tua figlia, puoi sentirti indispensabile per un essere umano, godi di una fiducia illimitata da parte di qualcuno, e non uno qualunque,  ma uno che ami (cosa che nei rapporti raramente accade). Insomma sei questa cosa qui e le alte cose accadono ma non contano un cazzo. Non contano al punto che non ricordo di essere entrata in depressione per nessuno tranne che per la paura di non farcela da sola. Bello, bellissimo. Ma poi finisce la pacchia. Da un giorno all’altro non conti più nulla. Praticamente diventi un bancomat per tuo figlio. Stai entrando in una nuova fase: la badante dei tuoi genitori, o del genitore. Chi se non noi? La badante è peggio della madre, se un figlio ti delude crescendo, i genitori ti hanno già deluso prima, quindi ritornare al gioco precedente è molto più frustrante di prima. E poi, diciamolo, i vecchi non sono belli quanto i bambini.

Ma chest’è. Cosa sia la vita di una donna nell’arco che va dai trenta/trentacinque in poi è spiegato in queste poche righe. Ritengo giusto raccontarvelo perché raramente ne sento parlare in maniera onesta. Pare quasi brutto dire queste cose di me, di noi, proprio noi, che siamo state ragazze emancipate, che ci proponiamo come donne libere , proprio noi che se ce l’avesse raccontato una veggente avremmo riso per ore.

Quando mi chiedono se ho paura di diventare vecchia rispondo di no. Ho paura della malattia, certamente, ma non ho paura della solitudine e della libertà.

Ecco, lo stato dell’arte, al netto del mio scontento.

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Come fosse San Valentino

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51966254_10218450909488116_205221702135709696_n– Devo passare al bancomat. Non ho contanti

-Laura, quando esci con me i soldi non servono.

 

Al netto di questo periodo questa è la frase più romantica della mia vita.  Forse solo mio padre mi faceva sentire così.