Primavera

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Ho scelto il particolare della Primavera di Botticelli. Ci sto pensando dai ieri. E’ incredibile quanto sia bella la primavera. Bella e brevissima.  Guardavo Zefiro, il vento,  come lo racconta il neoplatonico pittore, istinto per come lo sento io.  Per quanto mi riguarda mi sento come ero ancora una ragazza, anche meglio, perché se è meno forte la spinta naturale c’è sicuramente meno attrito, meno sovrastrutture nell’accogliere il risveglio dei sensi: profumi, sapori, sguardi.

Adoro questa primavera senza altre distrazioni che non siano la primavera stessa.

 

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La puzza di quel sigaro, la sua persistenza

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Ci sono persone che vivono a lungo ma di una vita senza vecchiaia apparente. Per cui quando la morte arriva ti sembra quasi uno sgarbo, un errore. Sembrano vite destinate a non finire mai. In tanti anni che ho vissuto vicino a lui non ho mai pensato che Zio Ciro fosse vecchio. Sarà che fisicamente sembrava un po’ Arbore e come Arbore non invecchiava mai.

Chissà perché stamattina appena mi è arrivata la brutta notizia ho pensato al primo scudetto del Napoli, alla festa che abbiamo fatto a Roma, a casa sua, alle parrucche azzurre, al frastuono poco borghese in cui arrevotammo quel dormitorio di lusso di Mostacciano. Quanta felicità, che anni leggeri. Ho voluto molto bene a quell’uomo, quel provinciale di buona famiglia, quel porticese dall’aspetto gentile che ha saputo coltivare se stesso e la sua famiglia con simpatia, ambizione e moltissima dedizione.

Ciro Buonocore. A volte penso che la sua storia appartenga in qualche modo all’epopea della commedia all’italiana, il piccolo industriale che da Napoli si trapianta a Roma, le aspirazioni da Rotary Club, macchine di lusso, i ristoranti, i vestiti e scuole private per i figli. Ma se di commedia all’italiana si è trattata è stata senza cattiveria. A parte le vacanze, i viaggi, le gite Zio Ciro è stato una persona di famiglia per tutti noi, per i miei e per me, una persona di un’umanità incredibile che è riuscita a sorprendermi negli anni più difficili della nostra vita. Ha fatto tanto per mio padre, più di quanto mio padre abbia mai fatto per lui, forse, più di quanto abbiano fatto molti parenti ed è stato davvero vicino a mia madre e a me. E io non ero una ragazza e una donna semplice.

Il passato che riemerge: mangiare, bere, viaggiare ridere e chiacchierare, chiacchierare madonna quanto si parlava. Quanta politica, quanti libri, quanta attualità, quanti pettegolezzi “buoni”. Un’attualità che pare vera diceva qualcuno. Siamo fatti della sostanza della nostra inconsistenza forse, perché non riesco a togliere dalla mente quel tempo infinitamente lungo della nostra breve amicizia.

Fottute date di scadenza. Morire è una merda.

Un bacio a tutti voi.

A Gennaro, Marirosa e Stefania. E un bacio speciale a te Renata, donna amatissima.

Occhio

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Son le cose che pensano ed hanno di te sentimento. Esse t’amano e non io.

Pasquale Panella

 

Stavo pensando a te. E siccome voglio ricordarmelo, ma ho scritto già troppo per non annoiarmi da sola, ti lascio questa foto. Se guardi bene, ma proprio attentamente, sei nella mia iride. Le cose ci risucchiano nel loro esserci, piene dell’amore che stiamo sprecando.