Io sono mia

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Io sono mia

Laura Petra

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Nel mondo degli ambigui maschilismi il segno dell’emancipazione, della conquista dell’eguaglianza viene sempre scoraggiato con cinica ironia. Bisogna dissimulare la propria intelligenza, autonomia e libertà, principalmente.  Per non dare spazio, appunto, a quell’ironia pelosa, subdola, quella che nasconde l’universo gigantesto delle inesplorate insicurezze maschili. La paura di non essere adeguati riguarda soprattutto gli uomini. A volte penso di essere circondata da uomini spaventati, come e forse più di noi donne afflitti dal terrore di non appartenere più a un modello codificato di “mascolinità”. Ho sempre pensato che affrancarsi da un certo modello culturale o sociale poteva costituire la premessa per riforndarne uno nuovo e invece, giunta a metà forse anche più della mia vita, penso che questa nuova umanità non è riuscita a crearsi nessuna nuova identità. Siamo sospesi. Postradizionalisti quando ce pare, tradizionalisti per un giorno quello del matrimonio, esteti, giovanilisti. Restiamo giovani per non affrontare nessun ruolo, neanche…

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Il mare non bagna Roma

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Più passa il tempo, più questo blog mi sembra ridicolo.

Napoli è davvero troppo piccola per raccontarsi senza contraccolpi. Un tempo scrivevo di quelle stronzate. Ma mi scivolavano addosso. Ecco cosa aveva Roma di speciale: l’avermi reso invisibile. Un giorno poi magari mi mancherà. Napoli alla fine ti stringe in una morsa. Ti sembra di conoscere tutti, e peggio ancora, ti sembra di essere riconosciuta da tutti. Anche se non è così. A volte per convincermi che sia un abbaglio mi metto a guardare la gente nei posti affollati, mi dico vedi quante persone ignori, di quante non sai nulla? E poi qui accade poca roba. Troppo poco per non averne contezza. Come una sfida.  A Roma manco ci provavo: mi sembrava di essere esclusa da tutto quello che succedeva, la capitale era dispersiva anche quando abitavo nel suo buco del culo di Trastevere.  Qui il contrario: a volte ho come una strana sensazione di familiarità con tutti, burattini e burattinai, come se solo dopo tre anni sapessi già quali sono  i fili invisibili che muovono tutto, come aver la sensazione di poter essere dovunque accadono le cose nella città (in quale  posto, con chi  e a quale ora). Uno stordimento.  Era così anche prima che me ne andassi, ma la nostalgia fa uno strano effetto e quasi lo avevo dimenticato.

Respiro. Se non ci fosse il mare, mi conosco, sarebbe già claustrofobia.

Però questo non lo dico mai abbastanza. Se non ci fosse il mare. Il mare non bagna Roma.

Mare, dunque, ancora mare.

Agosto

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Quanto mi piace scrivere in agosto. Quando il tempo è fermo, perché il tempo siete voi, con i vostri rumori, con l’ansia che trasmettete come osmosi anche alle persone che non conoscete. Quella fretta nevrotica che sempre vi prende di arrivare, di dover fare chissà cosa, poi, chissà.

E adesso invece mi godo questa dimensione senza gravità. E’ come fossimo un po’ astronauti noi agostiani in città, anche adesso che le vie dello spazio si stanno affollando. Viviamo sospesi in qualcosa di indistinto, una bolla di calore, dalla quale a volte emergiamo e nella quale a volte ci nascondiamo. Siamo gente strana.

Ci piacciono le sere, le ombre, le colline, i cinema all’aperto, i ristoranti o  i bar ma senza quegli orripilanti gazebi o patii. Perché in città l’aria manca, l’aria è una risorsa preziosa. Ci piace occuparci di notizie perché le notizie diventano roba per pochi, perché gli altri parlano al massimo della parmigiana di melanzane dell’amica che non hanno digerito. Noi siamo diversi. Diversi da cosa non si sa.

E poi ci sono i supermercati, dio che belli. Sanno di montagna e i grandi negozi con le commesse che scalpitano per partire, le turniste, perché ormai sono pochi a restare chiusi ad agosto. Chiudere un negozio ad agosto significa che forse a settembre puoi anche non aprire più, per quel che vale.

La cultura è una variabile. La possibilità di un’isola. Ma in fondo non ci crede più nessuno che ci interessi davvero, di certo non ci credono gli amministratori che si occupano di programmazione.

Ci sono le Olimpiadi.  O sì, quest’estate, sarà la scusa migliore per lo svacco, cose tipo no, scusa non posso ci sono le gare di nuoto che voglio vedere.

Ci siamo, agosto è capo d’inverno, mi ricordava qualcuno qualche giorno fa, mentre ne parlo l’estate si è già consumata.